Partecipazione Attiva chiama i cittadini ad un forte IMPEGNO CIVICO.
Pubblicato da Partecipazione Attiva in Politica · 15 Febbraio 2024
Tags: Partecipazione, Attiva, cittadini, impegno, civico
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Partecipazione Attiva chiama i cittadini ad un forte IMPEGNO CIVICO.
1. Riepilogo dei PROGETTI avviati e in corso d’opera di
PARTECIPAZIONE ATTIVA
Dopo la celebrazione del primo anniversario di Partecipazione Attiva di novembre 2022, siamo stati tutti molto assidui e, insieme ad altre associazioni (CDC: comitato per la difesa della costituzione, RPS: rete per la politicità sociale, e PDI: più democrazia Italia) abbiamo messo in campo iniziative che oggi sono di stringente attualità, tutte intorno alla necessità di ridurre l’ astensionismo, di sviluppare la cittadinanza attiva e opporsi così alla pericolosa deriva populista e plebiscitaria in corso, non solo nel nostro paese.
Questo è l’elenco delle iniziative avviate e ancora in corso:
- la campagna di ricorsi contro il Rosatellum, iniziata nel 2021, che è oggetto di uno sbarramento dilatorio a livello della Magistratura ordinaria;
- la protesta al seggio alle elezioni del 25 settembre 2022, a favore dei ricorsi, che è stata totalmente silenziata ed è oggetto di un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo - CEDU;
- il progetto "dall'astensione alla partecipazione", avviato il 13 febbraio 2023 che si fonda sui requisiti della "Democrazia Minima" e si realizza attraverso lo strumento assembleare e il coinvolgimento del mondo dell'associazionismo. Da dicembre 2023 il progetto è in fase operativa, col primo caso pilota in un capoluogo di provincia della Lombardia;
- il referendum abrogativo del Rosatellum, avviato a Roma il 14 dicembre 2023, poco prima che Felice BESOSTRI ci lasciasse, e che sarà depositato, a suo nome, entro fine marzo 2024.
Dopo i ricorsi contro le leggi elettorali incostituzionali, è emersa, talvolta dolorosamente, la consapevolezza che i successi per via giuridica contro gli attacchi alla Costituzione, erano risultati effimeri, che opporre senza PROPORRE non fosse sufficiente e che ogni iniziativa di natura giuridica, a difesa e per il progresso della democrazia, dovesse essere espressione di realtà e movimenti popolari.
Ebbene, tale consapevolezza ha ispirato il progetto “dall'astensione alla partecipazione” e il referendum abrogativo del Rosatellum.
Riguardo a quest'ultimo, abbiamo scelto la linea politica "referendum abrogativo del Rosatellum” SUBITO.
È emersa infatti, la convinzione che la miglior contromossa alla riforma Meloni sia liberarsi della peggior legge elettorale della storia della Repubblica per poter aprire una pubblica discussione politica e affermare che: prima si deve garantire ai cittadini l'elezione diretta dei loro rappresentanti in parlamento e poi si può parlare, senza pregiudizio, di elezione diretta del presidente del consiglio.
Questo anche per evitare che si possa riproporre la vicenda del taglio dei parlamentari: prima il taglio e poi? ... poi si è tornati a votare col Rosatellum e i suoi devastanti effetti per la democrazia.
2. Aggiornamento sulla iniziativa referendaria
È stato scelto il nome del comitato referendario che è il seguente:
“Comitato per la rappresentanza e contro il Rosatellum “.
(in breve, CRCR)
Il CRCR si riunisce ogni settimana (sempre di lunedì alle ore 18) ed è aperta a tutti gli aderenti ai comitati locali/provinciali/regionali che si costituiranno per la raccolta firme.
Il CRCR è operativo con due gruppi:
il gruppo organizzazione ed il gruppo comunicazione che si riuniscono ogni settimana (il mercoledì alle ore 18) ed è aperta a tutti coloro che chiedono di farne parte.uniscono
I gruppi pubblicheranno il cronoprogramma delle attività dal deposito dei quesiti alla fine della raccolta firme.
Il suddetto cronoprogramma sarà poi condiviso con tutti gli iscritti di PA affinché si renda operativo in tutte le regioni d’Italia.
Di seguito scopo ed obiettivi del referendum abrogativo dell’attuale legge elettorale “Rosatellum” (con preghiera di diffondere fra tutti e tutte coloro che potrebbero darci una mano).
Qualunque sia l’esito della riforma costituzionale promossa dal governo Meloni (riforma che prevede l’elezione diretta del Presidente del Consiglio a cui sarebbe garantita la maggioranza assoluta del parlamento) è necessario che il prossimo parlamento sia eletto con una legge elettorale che non replichi gli aspetti incostituzionali presenti nella legge attuale.
Purtroppo, a causa dell'inerzia parlamentare, avere una nuova legge elettorale, conforme ai principi costituzionali, è possibile solo con il referendum abrogativo.
Non resta, quindi, che utilizzare lo strumento del referendum abrogativo per cancellare dal “Rosatellum" gli elementi incostituzionali che impediscono l’esercizio di un voto libero, personale, diretto.
In questo modo,
· nel caso la riforma costituzionale dovesse essere approvata definitivamente, si potranno mettere dei "paletti" per una nuova legge elettorale che non replichi gli attuali vizi d'incostituzionalità;
· nell'auspicato caso che la riforma costituzionale sia respinta, ci garantiremmo la possibilità di non tornare a votare col Rosatellum.
Tutte le risposte ai perché il ROSATELLUM è INCOSTITUZIONALE
Perché OGGI un referendum sulla legge elettorale
L’attuale legge elettorale, nota con il nomignolo Rosatellum, dal nome del suo ideatore, Ettore Rosato, è stata approvata nel 2017.
Il Parlamento che approvò il Rosatellum, con ben 8voti di fiducia, fu l’ultimo dei tre parlamenti eletti con l’incostituzionale Porcellum.
Sin dal 2017 iniziarono i tentativi di ottenere un giudizio d’incostituzionalità della nuova legge elettorale.
Dopo aver tentato con i ricorsi giudiziari, per diversi dei quali siamo ancora in attesa di una decisione, e con i ricorsi al seggio elettorale e tramite le Giunte per le Elezioni di Camera e Senato di sollevare la questione d’incostituzionalità dell’attuale legge elettorale, constatata l’inerzia del Parlamento precedente e l’immobilismo dell’attuale Parlamento, che non si occuperà certo di legge elettorale finché non sarà approvata l’ennesima riforma costituzionale, non resta altro da fare che imboccare la strada del referendum abrogativo.
Referendum che deve essere avviato adesso per evitare che si torni a votare col Rosatellum.
Il referendum è necessario per affermare il diritto degli elettori di scegliere i propri rappresentanti; diritto già confermato dalla Corte costituzionale con sentenza n. 1 del 2014, ma disatteso dal Parlamento che ha approvato il Rosatellum riproducendo, con altre modalità, lo stesso risultato del Porcellum, vale a dire un Parlamento in cui agli eletti manca il sostegno diretto degli elettori perché i partiti si sono sostituiti agli elettori nella scelta dei candidati.
Se non riaffermiamo questo diritto, rischiamo che, nel caso di approvazione definitiva della riforma costituzionale per l’elezione diretta del “Capo del Governo”, arrivi una nuova legge elettorale che trasformi del tutto i parlamentari in “collaboratori” del capo partito, assoggettando completamente il Parlamento alla volontà dell’Esecutivo. Nel caso di bocciatura della riforma costituzionale rischiamo, invece, di tornare a votare col Rosatellum, magari trasformato dalla maggioranza in senso più maggioritario.
Ø Perché il ROSATELLUM è INCOSTITUZIONALE
Per comprendere perché la legge elettorale vigente è incostituzionale, occorre comprendere come funziona.
Il Rosatellum, rivisitato con legge n. 51/2019 per rendere la legge elettorale idonea a qualsiasi numero di parlamentari, consiste in una legge elettorale mista in cui 3/8 dei seggi sono assegnati in collegi uninominali con metodo maggioritario e 5/8 dei seggi sono assegnati con metodo proporzionale tra le liste di candidati ammesse alla ripartizione dei seggi.
Collegio uninominale maggioritario significa che ogni lista o coalizione di liste offre agli elettori in ogni collegio uninominale un solo candidato e quello più votato si aggiudica il seggio.
In realtà, il candidato viene eletto con i voti dati alle liste plurinominali collegate. Pertanto, è la competizione tra liste nei collegi proporzionali che determina l’elezione del candidato uninominale.
L’eletto nel collegio uninominale non è il più votato dagli elettori del collegio.
Le liste plurinominali consistono in brevi elenchi di candidati con le insegne di un partito. Queste liste sono bloccate: l’elettore non può scegliere il candidato che preferisce all’interno di ciascuna lista. Queste liste sono sempre collegate a un candidato uninominale.
Chi vota una lista, vota anche il candidato uninominale, cosicché in Parlamento abbiamo deputati e senatori che non hanno preso alcun voto diretto o che hanno raccolto meno voti rispetto a chi non è risultato eletto.
Se l’elettore vota solo un candidato uninominale, questo voto viene ripartito tra le liste che sostengono quel candidato in proporzione ai voti che gli altri elettori hanno dato a queste liste. In sostanza, a definire l’esito del voto di un elettore è in questo caso la scelta effettuata da altri elettori.
In sintesi, l’elettore che vota un partito
- non ha la possibilità di esprimere una preferenza tra i candidati,
- non può differenziare il proprio voto tra lista proporzionale e candidato uninominale,
e, per ulteriore beffa,
- con un meccanismo automatico il voto sarà trasferito al candidato uninominale collegato, che potrebbe non essere gradito all’elettore.
Se l’elettore vota solo un candidato uninominale,
- il suo voto sarà trasferito sulla lista o sulle liste collegate, che potrebbero avere candidati non graditi all’elettore
- il suo voto con un meccanismo matematico sarà ripartito tra le liste di partito collegate, sulla base delle preferenze espresse dagli altri elettori. Liste che l’elettore ha deliberatamente scelto di non votare. Saranno, quindi altri elettori a decidere la destinazione del voto espresso da altro elettore.
Così, il voto non è uguale, non è libero, non è diretto e non è personale. Votare diventa come giocare a una slot machine taroccata per non far mai vincere il giocatore.
Questo sistema rispetta solo la volontà dell’elettore che non vota.
La legge elettorale è finalizzata a violare sistematicamente la volontà espressa dall’elettore, al fine di predeterminare l’elezione dei candidati prescelti dai capi partito, escludendo il popolo sovrano che concorre parzialmente solo a determinare la consistenza degli eletti di un partito.
Inoltre, il legislatore ha introdotto delle perfide soglie legali per concorrere alla ripartizione dei seggi. Concorrono alla ripartizione dei seggi solo le liste che superano a livello nazionale il 3%, o il 10% per le coalizioni a condizione che almeno una delle liste coalizzate abbia superato il 3%. Le liste che prendono meno dell’1% non concorrono al superamento della soglia di coalizione. Però, se una lista coalizzata prende più dell’1% ma meno del 3% allora i voti presi da questa lista sono ripartiti tra le altre liste della coalizione.
Un esempio aiuterà a capire le perversioni del legislatore.
Immaginate una coalizione che chiamiamo Z; Z è composta da A, B, C, e D.
A prende il 10%; B prende il 2%; C prende il 2,5%; D prende lo 0,9%.
La coalizione Z quindi totalizza il 14,5% perché D avendo preso meno dell’1% non partecipa a determinare la quota di coalizione.
Però i seggi vanno solo ad A perché è l’unica lista ad aver superato il 3%.
Quindi, A avrà il 14,5% dei seggi pur avendo preso solo il 10% con il perfido risultato che ben 5,4% dei votanti si vede il proprio voto riversato su una lista che non ha votato.
Sebbene la legge pretenda che ogni gruppo politico presenti un proprio programma e capo politico, l’elettore non sa mai che fine fa il suo voto e cosa effettivamente stia votando. Certamente non il candidato e sovente neanche un programma.
Un candidato, inoltre, può presentarsi in un solo collegio uninominale ma anche in 5 collegi plurinominali, con la conseguenza che potrà risultare eletto in più collegi, al punto che la legge prevede anche il caso che si esauriscano tutti i candidati in un collegio e si debba ricorrere a candidati di altri collegi per assegnare il seggio e così i voti di un collegio vanno a finire in altro collegio senza che i votanti conoscano i beneficiari dei loro voti, l’eletto.
In definitiva,
- chi vota solo un candidato uninominale, vota anche le liste a esso collegate;
- chi vota solo una lista proporzionale, vota anche il candidato uninominale;
- chi vota il candidato uninominale e una lista plurinominale collegata, sa solo che concorre a eleggere il candidato uninominale, ma non sa chi concorre a eleggere nella quota proporzionale.
Ancora una volta, la legge elettorale priva l’elettore del diritto di scelta dei propri rappresentanti e azzera la rappresentatività del Parlamento, che nei fatti è composto da collaboratori scelti dai capi partito.
Quali obiettivi raggiungiamo col Referendum abrogativo sulla Legge elettorale per la Camera e per il Senato
Il referendum abrogativo può solo cancellare una legge o parti di essa, senza aggiungere alcunché. La legge elettorale non può essere abrogata del tutto perché essendo una legge necessaria per la formazione di organi costituzionali deve sempre esserci una legge elettorale applicabile.
Il referendum, dunque, eliminando delle parti, deve portare a una legge residuale perfettamente applicabile. Questi paletti, ovviamente, pongono dei limiti all’azione referendaria, però col referendum riusciamo a ripulire la legge dai maggiori vizi di incostituzionalità.
La proposta di referendum interviene sul testo vigente per
- abrogare le norme che prevedono il cosiddetto “voto congiunto obbligatorio”, vale a dire il trasferimento del voto dato a una lista plurinominale al collegato candidato uninominale.
- Abrogare il meccanismo della “ripartizione del voto” in base al quale il voto dato esclusivamente al candidato uninominale è ripartito tra le liste collegate in proporzione alle scelte operate dagli altri elettori nel caso di coalizioni ovvero attribuito alla lista collegata.
Queste due modifiche comportano che
- il voto dato a una lista sarà conteggiato solo ai fini dei seggi spettanti alla lista
- i candidati uninominali saranno eletti solo sulla base dei voti diretti da essi raccolti.
-
La proposta di referendum, inoltre,
- abroga le soglie di sbarramento per concorrere alla ripartizione dei seggi;
- abroga la possibilità di candidarsi in 5 collegi plurinominali e
- abroga l’esonero dalla raccolta delle firme per le formazioni già presenti in Parlamento, ponendo così tutte le forze politiche allo stesso livello.
TERMINI perentori
La raccolta delle firme per richiedere il referendum deve concludersi entro l’estate 2024 perché venga svolto nella primavera 2025, secondo le tempistiche stabilite dalla legge n. 352/1970.
I quesiti referendari sono ormai in dirittura d’arrivo e vogliamo che le firme siano raccolte entro l’estate 2024 affinché il referendum si possa svolgere entro la primavera 2025.
A tal fine, dobbiamo in breve tempo costituire tanti comitati locali per organizzare le necessarie attività.
Per la Rappresentanza <perlarappresentanza@gmail.com>
https://coordinamentoperlarappresentanza.blogspot.com/
Comitato per la rappresentanza e contro il rosatellum
in continuità e ricordo di Felice Carlo Besostri
Articolo redatto da
Luigi Spanu
Roma 14 febbraio 2024
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