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Disabilità: le proposte di PA

Partecipazione Attiva
Pubblicato da Partecipazione Attiva in Politica · 19 Luglio 2023
Tags: DisabilitàpropostePA
DISABILITA’
 
Un popolo non può e non deve, con i suoi governanti, dimenticarsi, nei fatti, della condizione di vita delle persone con disabilità (la differenza tra “avere una disabilità” ed “essere disabile” è concettualmente importante, in quanto sottintende l’avere un qualcosa semplicemente di diverso rispetto alla maggioranza). Ciò premesso e preso atto di quanto scritto, detto e predicato in ambito nazionale ed internazionale su tale argomento, l’attività politica, deve porsi soprattutto obiettivi morali non subordinati al “Mercato”, perseguire il completo inserimento sociale di quelle persone che, con le loro diverse disabilità psichiche e fisiche, vivono un’esperienza umana in molti casi ancora misteriosa. “Partecipazione Attiva” lavorerà a tutti i livelli con l’obiettivo di rendere loro giustizia, andando ad eliminare i deprimenti ed offensivi disagi che queste persone subiscono.

L’Italia ha ratificato nel 2009 la “Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità”, già sottoscritta il 30 marzo 2007, nonché il relativo protocollo opzionale che, tra l’altro, istituisce “l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità” presso il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali.

La ratifica di documenti che, nella sostanza, si possono definire di portata epocale e l’assunzione degli impegni connessi alla loro attuazione, evidenziano un alto senso di responsabilità tesa a migliorare la vita del disabile dal punto vista materiale, culturale e spirituale (l’ordine dei “punti di vista”, non è casuale ma discende dalla non edificante situazione socioculturale e socioeconomica del Paese). In tale contesto, l’attività politica nazionale e delle Amministrazioni comunali, dovrà essere fattiva nel fornire ai cittadini con disabilità l’istruzione, la formazione professionale, il lavoro, la mobilità.

L’attività politica locale, sulla scorta delle indicazioni del Garante per le disabilità (figura non sempre presente nelle Amministrazioni locali) dovrà assicurare una capillare informazione sugli strumenti operativi disponibili per un’inclusione vera e sentita nel tessuto sociale dei cittadini con disabilità nonché sviluppare ulteriori percorsi, servizi e tecnologie che permettano di rispondere adeguatamente a tali necessità, assicurandone la copertura finanziaria, in stretto coordinamento con le organizzazioni sindacali, le associazioni nazionali/locali e le organizzazioni rappresentative del terzo settore, operanti per la difesa dei diritti delle persone con disabilità, anche al fine di ottimizzare le risorse disponibili, umane e finanziarie.

Per il coordinamento ed il controllo di tali attività si rende necessario nominare figure di garanzia, anche a titolo non oneroso per l’amministrazione pubblica, come il “Garante nazionale per le persone con disabilità”, già previsto dal “Piano Nazionale Ripresa e Resilienza” (PNRR) e dalla Legge delega entrata in vigore nel dicembre 2021 e, dove ancora non nominato, il “Garante comunale per le persone con disabilità”, che devono individuarsi quali “Autority” all’interno dell’Amministrazione.
Tali figure indipendenti dovranno:
- costituire punto di riferimento per le persone disabili, i loro familiari e per i tutori;
- svolgere verifiche d’ufficio o, a seguito di segnalazione, dell’esistenza di fenomeni discriminatori;
- fornire alle Amministrazioni indicazioni di merito ed elaborare progetti di vita il più possibile personalizzati, che promuovano l’integrazione, vigilando sulla loro realizzazione.

Partecipazione Attiva si adopererà nelle sedi adeguate, inclusa la fase di stesura dei Decreti attuativi della legge, per attribuire reali strumenti di intervento a queste figure, quali la capacità di svolgere attività ispettiva in ogni ambito e la capacità sanzionatoria amministrativa nei confronti dei responsabili di evidente trasgressione alla legge, fatta salva la facoltà del ricorso all’Autorità giudiziaria.
Bisogna, inoltre, prendere coscienza che il cittadino con disabilità motoria, sensoriale o cognitiva, è inserito nel proprio quartiere dove è solitamente circondato dall’affetto di tutti nonché protetto contro ogni prevaricazione e dove riceve le attenzioni degli abitanti (non ultimi i commercianti che anticipano le merci in attesa della pensione mensile). Per tale ragione è necessario che la legge del “dopo di noi” preveda che l’assistenza sia assicurata, in via prioritaria, nello stesso quartiere di residenza del disabile e non delocalizzata. Partecipazione Attiva, nel fare sua questa esigenza, è consapevole che sarà necessario, inoltre, che:
- i centri per l’assistenza domiciliare siano strutturati per garantire efficienza in ogni evenienza;
- i centri diurni, attualmente utilizzati come mero luogo di sosta del disabile, si rifondino in centri per la formazione e per l’apprendimento delle tecniche per l’acquisizione dell’autonomia personale e di tecniche personalizzate di lavoro;
Partecipazione Attiva, con l’attenzione dovuta alle esigenze della persona con disabilità, vuole intraprendere la revisione della proposta di legge sull’assistenza sessuale al disabile cognitivo, eliminando il termine “assistenza” (che fuorvia dal principio ispiratore della legge) e sostituendolo con “educazione”, che deve essere rivolta senz’altro al disabile cognitivo, ma altresì ai suoi familiari, con quanto ne consegue in termini di interpretazione corretta del messaggio.

L’Associazione intende, inoltre, continuare ed intensificare la promozione ed il finanziamento della figura del Caregiver, in modo da garantire una adeguata remunerazione per le energie spese per la cura e l’assistenza del disabile stesso. In molti Paesi europei, effettivamente, il caregiver familiare è una realtà sociale riconosciuta, tutelata e valorizzata dallo Stato, per ovvi motivi di ritorno etico ed economico per la società tutta.

Partecipazione Attiva, nel considerare giusto riconoscimento dei Caregiver come lavoratori, vuole riordinare con determinazione la normativa esistente e dare un indirizzo unitario agli stanziamenti annuali sui Fondi mirati istituiti attualmente, ma troppo frazionati fra i diversi Ministeri ed Enti Pubblici. L’attuale finanziamento previsto, diviso in ben 19 fondi settoriali, dedicati a vario titolo al sostegno delle persone con disabilità, non trova oggettivamente giustificazione in considerazione dei risultati ottenuti sui territori. Partecipazione Attiva, per superare questa eccessiva frammentazione, è concorde con l’istituzione della figura del Garante Nazionale dei diritti delle Persone con Disabilità e su una riorganizzazione dell’intero settore a sostegno delle disabilità, che contempli anche la tenuta di un Registro Digitale, correlato al numero dei disabili e delle relative patologie. Il Garante Nazionale avrà anche i poteri di intervenire in caso di disfunzioni del servizio a livello territoriale.
                               


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